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domenica 29 gennaio 2017

Racconto 3# (Condanna -parte 1-)



Ed ecco, è giunta l’ultima notte della mia vita. Una strana vita non c’è che dire. Fra guerre e scorrerie pensavo di lasciarci la pelle da giovane. Non avrei mai immaginato che la mia morte sarebbe giunta proprio dopo aver deciso di abbandonare le armi per coltivale la terra. Mai avrei pensato di trovare una donna come lei, una donna che placasse la mia voglia di sangue, una donna che mi facesse cambiare a tal punto da lasciare tutto e spaccarmi la schiena in un campo, solo per guadagnare quel poco che bastava per vivere.  Il lusso del vino e delle compagnie lascive e peccaminose aveva accompagnato la mia gioventù, ogni testa mozzata era un calice di dolce liquore, ogni ventre squarciato una notte di sesso.  Ma per quegli occhi io avrei fatto di tutto, scavare la terra con le mani o conquistare un castello, tutto per vedere come si illuminavano di gioia. Riuscivano a trasformare un mondo di sangue e caos in una calda giornata di primavera. Ero diventato romantico di certo, dopo averla conosciuta era stato il primo cambiamento importante.
Ora mi ritrovo solo però, in una squallida cella. Potrei provare a scappare forse.
Meglio morire però è meglio così.
Morte, sorella mia. Quante volte ti ho vista riflessa in occhi altrui. Questa volta sarò io a correrti incontro.
Mi giro sentendo la porta di quercia aprirsi.  E’ talmente spessa e pesante che anche la nerboruta guardia fatica ad aprirla.
Il frate che entra è un ometto piccolo e insignificante. Mi guarda allegro, come se vedesse un bimbo pronto al battesimo.
<<Allora figliolo, sono qui per te. Vorresti raccomandare l’anima a Dio prima di morire?>> non la smette di ridere. Non mi dà fastidio ma neanche lo gradisco.
<<Ho già fatto questo discorso anni fa. Credo poi che la mia anima abbia già la sua destinazione, meglio non disturbare Dio, avrà altro da fare.>> Ricordo il giorno in cui un prete mi sputò in faccia dopo che dissi una cosa simile, gli avevo mozzato la lingua due anni dopo.
<<Come vuoi tu ragazzo.>> Non sembra infastidito dalle mie parole. Bene almeno non perderò la pazienza.
<<Dicci almeno dov'è lei? Forse il duca sarà riconoscente grazie a questo, se lei torna da suo figlio di sicuro ti concederà la grazia…>>
Lo guardo un secondo, che strano sembra che dopo tutto non riescono a capire che lei non appartiene a nessuno. Mi alzo lentamente e mi avvicino al suo orecchio. Lui non arretra, forse pensa che gli stia per dire dove si trova.
<<Di al diavolo che sto arrivando e voglio tanti dannati da punzecchiare, come demone io sono una garanzia.>> Gli afferro la testa e gli spezzo l’osso del collo prima ancora che possa urlare. Cade a terra morto.
La guardia mi osserva spaventato. E’ il doppio di me, e si affretta a chiudere la porta prima ancora che io faccia un passo in avanti. Non voglio scappare però, so perfettamente che non posso uscire indenne dal castello. E trovarla sarebbe impossibile ormai.


E’ l’alba. Il cadavere del frate è ancora a terra quando 4 guardie entrano. Due reggono delle catene, altre due mi puntano delle lance. E vedo che ci sono anche altre fuori con delle balestre già puntate contro di me.
Quanto la fate lunga. Potete anche uccidermi ora senza tutte queste cerimonie ammasso di idioti.
Mi incatenano e mi trascinano fuori. Stanno sempre un poi lontani da me, nonostante le catene mi blocchino molti movimenti.
Una volta uscito vedo il sole, il minuscolo spiraglio che entrava dalla piccola fessura sopra la cella mi aveva fatto capire che era una bella giornata, e a vederla lo era davvero. Il sole alto le nuvole in cielo erano bianche e il cielo azzurro e limpido. E’ tutto così bello e pacifico.
Lei mi fa apprezzare cose come queste.
E’ vero. Dopo averla conosciuta anche le giornate come quelle erano sufficienti a rendermi felice. E lo sono. Sorrido mentre salgo i gradini del patibolo.
Guardo in alto e vedo la corda.
Sono deluso, pensavo mi decapitassero. Morire per una lama mi sembrava più appropriato.
Non mi sono accorto della folla che si trovava in piazza. Il cielo e il ricordo del suo viso mi distraevano sempre. Oggi non era diverso.
Guardo la gente mentre il boia mi infila il cappio. Le mani vengono sciolte dalle catene ma subito le legano alle mie spalle.
Non mi mettono nessun cappuccio. Evidentemente vogliono che si veda il mio volto straziato dal dolore e dalla paura. Il mostro che ha ucciso sedici persone a palazzo doveva subire questa fine.
Scruto i visi di tutti. C’è chi è esaltato, chi spaventato, chi desideroso. Ognuno si aspetta qualcosa di diverso dalla mia fine.
La vedo!
I suoi occhi sono lì, sotto un cappuccio nero. Mi guarda in lacrime. Dio mio se è bella. Dio mio se posso morire cosi, guardandola. Spero che scappi dopo, ma ora è li.
<<SORRIDI PER ME!>> Le mie ultime parole prima che la botola si apra.
Lo ha fatto.

Sono morto felice. 

martedì 8 novembre 2016

Racconti 2# (La crescita di Laura- Il bullo)


Dodici ragazzini erano raccolti in cerchio intorno a quell'insetto. Nessuno voleva toccarlo ma tutti l'osservavano incuriositi. Era verde e aveva una testa strana, sembrava un alieno.
Laura, una delle ragazzine più grandi si fece avanti per prenderla in mano.
<<Si chiama mantide religiosa. Mia madre mi ha detto che una volta una è entrata in casa e lei l'ha presa e messa in giardino.>>
<<E' soltanto uno stupido insetto.>> Luca era il più grande di tutti, faceva le medie ma andava al parco a giocare con i ragazzini più piccoli.
<<Non è stupido, tu lo sei.>>
<<Le femmine sono stupide, e tu lo sei quindi sei tu la stupida.>>
<<Le femmine non sono stupide, nemmeno gli insetti. Solo i bulli come te sono stupidi.>>
Luca non sopportò altro e si lancio sulla povera Laura che non poteva vincere contro un avversario più grande. Perse l'insetto dalle mani e fu buttata a terra.
Luca la guardava trionfante, mentre lei tentava di alzarsi. Ma subito veniva spinta ancora a terra.
Aveva tutti i vestiti sporchi ormai.
Gli altri ragazzini non si mossero. Erano spaventati temevano di far arrabbiare Luca.
<<Lasciami in pace!>>
<<Se no cosa fai, vai dalla mammina a piangere?>>
Laura non rispose, aveva gli occhi pieni di lacrime in effetti, ma non voleva dare soddisfazione a Luca. Trattene tutto e aspettò che lui si stancasse.
Quando Luca non ebbe più voglia di spingerla lei si alzò. E si diede una pulita.
Recuperò l'insetto e lo portò lontano da tutti, per lasciarlo libero in una zona isolata.
Tornò a casa da sola, nessun amico voleva accompagnarla ora che Luca c'è l'aveva con lei.
Quando aprì la porta sua madre era in cucina intenta a cucinare.
<<Mamma.>>
Si presentò davanti a lei con il viso pieno di lacrime.
Sua madre non disse nulla, si limitò a togliersi il grembiule e poi si inginocchio per abbracciarla.
Quel semplice gesto la calmo e grazie ad esso tornò ad essere più serena.
La portò su, a cambiarsi prima dell'arrivo di papà. Dopo di che aspettarono che arrivasse per accoglierlo come sempre insieme. Lui diede un bacio a tutte e due e poi si sedettero a mangiare.
Dopo cena la mamma aspetto che papà andasse a letto, troppo stanco quel giorno per resistere ancora, e si sistemò con Laura per parlare di cos'era successo.
Lei in parte aveva già dimenticato tutto. Durante la cena il papà non aveva fatto altro che raccontargli storie buffissime, e l'abbraccio ricevuto prima dalla mamma aveva già fatto passare gran parte del dolore.
Ma lo stesso si sforzò di raccontare a mamma ogni cosa.
Dopo aver finito disse.
<<Io odio Luca. E' un bullo e ci tratta sempre male.>>
La madre la blocco prima che potesse dire altro.
<<Su su tesoro. Non devi dire queste cose, odiare è sempre sbagliato.>>
Le diede un altro abbraccio, lei ricambiò la stretta. Contenta di essere al sicuro.

Il giorno dopo Laura stava tornando al parco. C'erano tutti tranne Luca. Lei all'inizio si sentì felice della cosa, si avvicinò agli altri e iniziò a giocare.
Dopo poco però, i ricordi del giorno precedente tornarono. E si senti sola in mezzo a quel gruppo di compagni.
Nessuno l'aveva difesa.
Senza dare nell'occhio si allontanò per restare sola.
Mentre passava vicino ad un cespuglio senti delle voci.
Guadando oltre vide Luca seduto accanto a due donne che parlavano. Lui fece per alzarsi ma una delle donne lo blocco.
<<Dove vai?>>
<<A giocare.>> Sembrava cosi diverso, cosi piccolo e spaventato.
<<Non vai da nessuna parte. Resta qui. Fra un po' arriva quell'idiota di tuo padre e ce ne andiamo.>>
<<Ma mamma.>>
La donna alzò la voce <<Zitto! E resta seduto.>>
Luca si sedette, ma si vedeva che non aveva voglia. Si vedeva anche che era pronto a piangere.
Laura resto ancora un po' a guardalo. Lo trovava molto diverso rispetto a com'era il giorno prima.
Qualche minuto dopo arrivò una macchina fuori dal parco, vicino al cancello. Iniziò a suonare e Luca e sua madre si alzarono per raggiungerla.
Mentre partiva Laura sentiva le voci dei genitori di Luca che litigavano, corse fino al cancello per vedere la macchina allontanarsi. Dal retro della macchina si vedeva la figura di Luca che teneva le mani sulle orecchie.  

Nei giorni seguenti al parco tutto tornò alla normalità. Sempre lo stesso gruppo continuava a giocare. Luca non sembrava cambiato. Dettava legge con la sua solita prepotenza.
Eppure Laura non lo odiava più. Anzi si sentiva triste per lui. 
Ogni tanto continuava a spiarlo dal suo cespuglio. Dato che quando non era a giocare con loro, era sempre seduto accanto a sua madre che lo costringeva a stare li con lei mentre aspettavano il padre.
Un giorno tra le tante conversazioni ascolto una in merito al suo compleanno.
<<Mamma vorrei una festa come regalo.>>
<<Non se ne parla, ti sei comportato male con i tuoi compagni di classe. Le altre mamme non vogliono nemmeno che giochi con i loro figli. Mi hai fatto escludere solo perché sei una piccola peste, come tuo padre. E poi non verrebbe nessuno.>>
Luca non disse nulla. Si limitò ad abbassare la testa e a piangere in silenzio.

Laura non sopportava quella situazione. Dopo quel giorno divenne sempre più gentile con Luca, che al contrario iniziava a chiudersi sempre di più.
Era meno scontroso con i compagni di giochi, ma quando si arrabbiava non esitava a picchiare tutti.

Il giorno prima del suo compleanno se ne stette da solo, non giocò con nessuno. Resto seduto a guardarli.
Laura soltanto fu scontenta di quel suo comportamento.
Quando torno a casa andò dalla mamma per chiedergli un favore.
<<Mamma ti ricordi di Luca?>>
<<Si certo. Che cosa è successo, avete litigato ancora?>>
<<No. E' solo che sono triste per lui. Avevi ragione a dire che non dovevo odiarlo.>>
Laura raccontò alla mamma ogni cosa. E in più gli disse come si sentiva. Lei non pensava che una mamma e un papà potessero trattare un figlio in quel modo. Ero molto triste, e lei lo era tanto.

Il giorno del compleanno di Luca andò come il precedente. Lui restava a fissare gli altri che giocavano. Poi decise di alzarsi e a quel punto Laura si avvicinò.
<<Luca verresti a casa mia un attimo. Mia mamma deve darti una cosa.>>
<<Cosa?>>
<<E' una cosa per tua mamma.>>
Laura sapeva che Luca non avrebbe rifiutato un invito come quello.
<<Ok, ci vengo ma non dirlo agli altri.>>
Senza farsi notare andarono insieme a casa di Laura, che sembrava molto felice.
Appena Laura aprì la porta Luca si sorprese.
C'erano dei palloncini in casa.
Laura lo prese per mano e lo portò in cucina. Li la mamma di Laura stava mettendo una torta sul tavolo. Appena lo vide si fermò.
<<Tu devi essere Luca. Tanti auguri mio caro.>>
<<E' vero tanti auguri Luca.>> Laura gli salto al collo per dargli un abbraccio.
<<Allora siediti, ci mangiamo la torta. E' il nostro regalo. Oltre alla festa, anche se saremo solo in tre. Poi arriva anche mio marito così non sarai il solo maschietto.>>
Luca non ci stava credendo.
Per la prima volta in vita sua pianse dalla gioia.

Dopo quel giorno Luca cambiò. Lui e Laura divennero migliori amici. Gli altri non capirono mai come mai fosse cambiato. Ma non si lamentarono, anzi ne furono felici.

Luca da bullo divenne il loro difensore. Ogni tanto era cupo, ma quando arrivava al parco dopo un poco giocando con Laura e i suoi amici tornava a ridere.