domenica 26 marzo 2017

Sale e Pepe

Salve, scusate la mia assenza.
Per le poche persone che mi seguono mi dispiace.
Comunque sono qui non per riprendere i miei progetti ma per cercare qualcuno che voglia unirsi a un gruppo di persone davvero fantastiche.

Per saperne di più

mercoledì 1 febbraio 2017

Racconto 4# (Sabbia)

Mi ritrovo in un deserto. Non è un luogo fisico, quanto uno stato mentale. Che però in uno strano modo crea un mondo a specchio del nostro.
E' un deserto formato di grandi dune di sabbia finissima. Io sono li, sotto il sole cocente. La pelle scottata dai suoi raggi, l'aria bollente che entra nei polmoni quasi bruciandoli. Ho caldo fuori e dentro. Unico sollievo e toccarmi il viso e le braccia con le mani, sono gelide.
Talmente tanto che le sento assiderare quasi. Ironico sentire sia caldo che freddo. Riesco a raffreddare il mio corpo, ma non a riscaldare le mani.
Una volta salito su una duna affondo le dita in mezzo alla sabbia nella speranza di riscaldarle. Una grossa nuvola aveva oscurato il sole quindi potevo non preoccuparmi del caldo per un po.
Faccio scorrere la sabbia fra le dita, ma niente calore. Però riesco a distrarmi affascinato da quei minuscoli granelli. Prendo un pugno di sabbia e la faccio cadere davanti al mio viso. Non c'è vento e cade dritta, come in una clessidra che segna lo scorrere del tempo. Tempo che si dilata e si estende sempre di più.
Una leggenda araba dice che ogni volta che un uomo compirà un peccato, Dio getterà sulla terra un granello di sabbia.
Se quel deserto era una mia costruzione, quei granelli erano i miei peccati.
Guardai meglio i granelli cadere. Ognuno di essi era un istante della mia vita. Possibile che io abbia sempre sbagliato?
No, c'era altro. La sabbia non era il mio peccato, erano i miei ricordi.
Allora perché rappresentavano un deserto tanto ostile per me?
Non lo sapevo.
Oasi, la vedevo.
Miraggio o meno dovevo raggiungerla.

domenica 29 gennaio 2017

Racconto 3# (Condanna -parte 1-)



Ed ecco, è giunta l’ultima notte della mia vita. Una strana vita non c’è che dire. Fra guerre e scorrerie pensavo di lasciarci la pelle da giovane. Non avrei mai immaginato che la mia morte sarebbe giunta proprio dopo aver deciso di abbandonare le armi per coltivale la terra. Mai avrei pensato di trovare una donna come lei, una donna che placasse la mia voglia di sangue, una donna che mi facesse cambiare a tal punto da lasciare tutto e spaccarmi la schiena in un campo, solo per guadagnare quel poco che bastava per vivere.  Il lusso del vino e delle compagnie lascive e peccaminose aveva accompagnato la mia gioventù, ogni testa mozzata era un calice di dolce liquore, ogni ventre squarciato una notte di sesso.  Ma per quegli occhi io avrei fatto di tutto, scavare la terra con le mani o conquistare un castello, tutto per vedere come si illuminavano di gioia. Riuscivano a trasformare un mondo di sangue e caos in una calda giornata di primavera. Ero diventato romantico di certo, dopo averla conosciuta era stato il primo cambiamento importante.
Ora mi ritrovo solo però, in una squallida cella. Potrei provare a scappare forse.
Meglio morire però è meglio così.
Morte, sorella mia. Quante volte ti ho vista riflessa in occhi altrui. Questa volta sarò io a correrti incontro.
Mi giro sentendo la porta di quercia aprirsi.  E’ talmente spessa e pesante che anche la nerboruta guardia fatica ad aprirla.
Il frate che entra è un ometto piccolo e insignificante. Mi guarda allegro, come se vedesse un bimbo pronto al battesimo.
<<Allora figliolo, sono qui per te. Vorresti raccomandare l’anima a Dio prima di morire?>> non la smette di ridere. Non mi dà fastidio ma neanche lo gradisco.
<<Ho già fatto questo discorso anni fa. Credo poi che la mia anima abbia già la sua destinazione, meglio non disturbare Dio, avrà altro da fare.>> Ricordo il giorno in cui un prete mi sputò in faccia dopo che dissi una cosa simile, gli avevo mozzato la lingua due anni dopo.
<<Come vuoi tu ragazzo.>> Non sembra infastidito dalle mie parole. Bene almeno non perderò la pazienza.
<<Dicci almeno dov'è lei? Forse il duca sarà riconoscente grazie a questo, se lei torna da suo figlio di sicuro ti concederà la grazia…>>
Lo guardo un secondo, che strano sembra che dopo tutto non riescono a capire che lei non appartiene a nessuno. Mi alzo lentamente e mi avvicino al suo orecchio. Lui non arretra, forse pensa che gli stia per dire dove si trova.
<<Di al diavolo che sto arrivando e voglio tanti dannati da punzecchiare, come demone io sono una garanzia.>> Gli afferro la testa e gli spezzo l’osso del collo prima ancora che possa urlare. Cade a terra morto.
La guardia mi osserva spaventato. E’ il doppio di me, e si affretta a chiudere la porta prima ancora che io faccia un passo in avanti. Non voglio scappare però, so perfettamente che non posso uscire indenne dal castello. E trovarla sarebbe impossibile ormai.


E’ l’alba. Il cadavere del frate è ancora a terra quando 4 guardie entrano. Due reggono delle catene, altre due mi puntano delle lance. E vedo che ci sono anche altre fuori con delle balestre già puntate contro di me.
Quanto la fate lunga. Potete anche uccidermi ora senza tutte queste cerimonie ammasso di idioti.
Mi incatenano e mi trascinano fuori. Stanno sempre un poi lontani da me, nonostante le catene mi blocchino molti movimenti.
Una volta uscito vedo il sole, il minuscolo spiraglio che entrava dalla piccola fessura sopra la cella mi aveva fatto capire che era una bella giornata, e a vederla lo era davvero. Il sole alto le nuvole in cielo erano bianche e il cielo azzurro e limpido. E’ tutto così bello e pacifico.
Lei mi fa apprezzare cose come queste.
E’ vero. Dopo averla conosciuta anche le giornate come quelle erano sufficienti a rendermi felice. E lo sono. Sorrido mentre salgo i gradini del patibolo.
Guardo in alto e vedo la corda.
Sono deluso, pensavo mi decapitassero. Morire per una lama mi sembrava più appropriato.
Non mi sono accorto della folla che si trovava in piazza. Il cielo e il ricordo del suo viso mi distraevano sempre. Oggi non era diverso.
Guardo la gente mentre il boia mi infila il cappio. Le mani vengono sciolte dalle catene ma subito le legano alle mie spalle.
Non mi mettono nessun cappuccio. Evidentemente vogliono che si veda il mio volto straziato dal dolore e dalla paura. Il mostro che ha ucciso sedici persone a palazzo doveva subire questa fine.
Scruto i visi di tutti. C’è chi è esaltato, chi spaventato, chi desideroso. Ognuno si aspetta qualcosa di diverso dalla mia fine.
La vedo!
I suoi occhi sono lì, sotto un cappuccio nero. Mi guarda in lacrime. Dio mio se è bella. Dio mio se posso morire cosi, guardandola. Spero che scappi dopo, ma ora è li.
<<SORRIDI PER ME!>> Le mie ultime parole prima che la botola si apra.
Lo ha fatto.

Sono morto felice. 

lunedì 23 gennaio 2017

L'arte dei miti e delle leggende 0# (Prologo)

Da quando ho iniziato a leggere ho trovato particolarmente interessante le storie che riguardavano la mitologia i miti e le leggende. Alle medie leggevo e rileggevo ogni singolo testo scolastico (e non) che parlava di tali argomenti. Per questo conosco abbastanza bene molti miti, e invece di altri sono fortunatamente all'oscuro. 
Dico questo perché per me è sempre un piacere imparare cose nuove, cose che amo conoscere e apprendere. 
Tornando a noi, associare tale mondo ai dipinti mi ha subito affascinato. Amo profondamente l'arte si è capito. Dipinti, disegni, incisioni, sculture, melodie ecc. Se poi certe opere vengono associate a un mito o a una storia, ancora di più si accende in me un profondo interesse. 
Quindi eccomi a parlare di tale argomento. 

Partiamo con le sirene. 
Tutti conosciamo il mito di tali creature. Esistono versioni differenti del mito, ma per la maggiore si conosce quello delle bellissime donne che attirano i marinai con il loro canto e la loro bellezza, per condurli a un destino incerto in alcuni casi...

Giulio Aristide Sartorio, rappresenta in tale modo la sirena. Un quadro bellissimo, che ho conosciuto grazie ad un'amica. E che ormai nel mio immaginario personale rappresenta le sirene. 
Una scena molto evocativa, la sirena che galleggia delicatamente sul pelo dell'acqua con gli occhi chiusi, abbandonata a se stessa quasi. Il marinaio è come se cercasse di salvarla, sporgendosi per prenderla.
Però si notano alcuni teschi umani vicino alla bellissima creatura. Presagio di un'infausta fine per il ragazzo. 



John William Waterhouse (che adoro sempre di più) ha dipinto una sirena solitaria. In riva al mare intenta a pettinarsi i capelli. Quello che adoro di questo quadro è che si percepisce il mare. Com'è rappresentato senti l'umidità, il suo odore, il suo rumore. E la sirena è la creatura che più affascina nei mari.  L'espressione del viso  mi ha colpito molto. Sembra quasi che sia stata scoperta da qualcuno in questo suo attimo di intimità, fuori dal proprio elemento.




Gli dei greci sono stato il soggetto per molte opere di artisti, per secoli sono stati rappresentati, protagonisti di miti famosissimi.

Sempre di Waterhouse è il quadro di Apollo e Dafne. Anche se è un mito conosciutissimo, e ci sono altre opere sia di pittura che di scultura che lo rappresentano in modo egregio, devo dire che questo è il mio preferito. Gli sguardi dei protagonisti sono magnifici. Da una parte Dafne con il suo volto ansioso. Timorosa di essere raggiunta prima che la metamorfosi faccia effetto. Dall'altra Apollo, con uno sguardo molto più cupo e nero. Si intravede dalla forma della bocca che denota già la sua tristezza per la fuga dell'amata. 




Giorgio Vasari a Palazzo Vecchio ha dipinto una delle scene che più volte ho visto nei miei libri di arte e mitologia. La castrazione di Urano da parte di Crono. E' uno dei miti più importanti e significativi. La prima fine di un ciclo di divinità. 
Crono evira il padre e quindi gli toglie il potere prima di ucciderlo del tutto. Un gesto davvero orribile, se poi si pensa che viene fatto da un figlio spinto dalla madre. Ah ma i torti si pagano...vero Crono?
La scena io la trovo traumatica, vedere un vecchio che viene trattato cosi mi ha sempre disturbato. 



Sandro Botticelli ha dipinto come tutti sanno la nascita di Venere. Mito che si ricollega a quello precedente. Infatti si narra che Venere sia nata dalla schiume delle onde vicino a Cipro. Schiuma che si è formata quando Crono getto in mare i genitali del padre. Stranamente non apprezzo particolarmente questo quadro, lo confesso. Non so perché ma lo trovo...come dire....insomma gli manca quel qualcosa che mi colpisce...non so dove dovrebbe colpire nemmeno ma so che non lo fa...per me ovviamente. 



Non solo miti greci. Anche quelli norreni mi interessano particolarmente. 

Peter Nicolai Arbo . Asgårdsreien un nome che è tutto un programma. Il mito della caccia selvaggia ha varie versioni, a seconda della regione i protagonisti di tale evento cambiano. In questa troviamo le divinità norrene intente a scendere dal cielo con tutta la loro forza, intenti a portare a termine la caccia. Si percepisce la forza e la potenza dirompente di una tempesta. Amo anche vedere sullo sfondo quel bagliore incandescente. Cosi diverso rispetto alla cupezza del quadro, come a sottolineare la differenza fra Asgard e il mondo dei mortali. 






Vorrei chiudere con un quadro singolare. Suggeritomi da una cara amica che ha capito molto sui miei gusti artistici(la stessa della sirena )
Le rose di Eliogabalo di Lawrence Alma Tadema. 
Nella Historia Augusta viene narrato di come Eliogabalo, imperatore romano, abbia organizzato un banchetto che si tenne sotto un finto soffitto pieno di petali di rosa, che l'imperatore fece cadere durante la cena. Ma erano cosi tanti che alcuni ospiti finirono soffocati. 
Ecco questa opulenza omicida viene ben rappresentata nel quadro. E a me, visivamente piace(non la questione delle morti sia chiaro) 





Bene, ho detto quello che dovevo dire. Cioè, i quadri possono rappresentare alla perfezione miti e leggende. Ci tengo a precisare che se ho detto qualcosa di sbagliato in queste breve analisi è solo perché interpreto tutto a modo mio.
Grazie di aver letto, a presto.